
Il nome vuol dire “acchiappa la capra“, ed è praticato nell’Asia centrale, su un grande campo. La larghezza del campo può variare da circa 400 metri alle dimensioni di un campo da calcio, ed è svolto da due squadre di chapandoz (cavalieri); tradizionalmente il gioco veniva praticato come “tutti contro tutti“, ma poi venne riformato con la suddivisione in due squadre.
Lo scopo dello scontro è quello di impadronirsi della carcassa di una capra (boz) e di lanciarla oltre a un segno di demarcazione o in una area definita; il gioco è sostanzialmente violento, nel senso che non esistono particolari regole, o quantomeno non esistono regole scritte: è concesso, ad esempio, colpire il cavaliere avversario o il suo cavallo con il frustino, spingersi e strattonarsi reciprocamente. Sono frequenti gravi infortuni causati dagli urti e dalle cadute da cavallo.
